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ACCADDE IN ITALIA NEL SECONDO DECENNIO DEL DUEMILA
Migranti continuavano a giungere in Italia per mare, per terra e per aria. Molti di loro attraversavano le frontiere con regolare passaporto, altri entravano per vie illegali. In massima parte non facevano ritorno. Il loro quasi ininterrotto afflusso per via mare si era intensificato specialmente nel corso del 2013 e ancor più del 2014 e del 2015. Barche, barconi, gommoni e talvolta navi portavano dall’Africa migranti di ogni provenienza, nazionalità ed etnìa. Giungevano in Italia sovvenuti in mare, aiutati e accompagnati da navi della Marina italiana. Sbarcavano sulle sue coste meridionali e insulari, affollavano centri di assistenza, più o meno accoglienti ma insufficienti e sovraccarichi. Molti sfuggivano al controllo e si disperdevano in contrade e città. Formavano un esercito, una massa di gente di cui non si conosceva il numero e, tanto meno, la natura e la condotta. Molti si facevano sfruttare da speculatori senza scrupoli per sopravvivere, molti altri si davano al malaffare ed erano autori di incalcolabili danni alla società. In gran numero clandestini vagavano, bivaccavano, delinquevano, lavoravano in nero e si confondevano con i circa 6 milioni di immigrati regolari in parte cittadini italiani e in parte stabilizzati in Italia, pari a circa l’8 % della popolazione.
La presenza nel Paese di tanti immigrati era eccessiva ed era divenuta insopportabile. A differenza di altri Stati dell’Unione Europea che avevano avuto e avevano bisogno di importare manodopera, l’Italia aveva avuto e aveva esuberanza di forza lavoro, che nel 2014 in parte restava disoccupata e in parte alimentava un nutrito flusso di suoi cittadini autoctoni emigranti specialmente verso la Germania. Nel 2013 era emigrato un italiano su quattro fra i 35 e i 49 anni di età (Rapporto AIRE, Anagrafe degli Italiani residenti all’estero). Le risorse dello Stato, che era stato sempre tollerante verso i nuovi venuti, erano al lumicino.
Nell’estate 2014 esponenti del governo lamentavano che le spese destinate al mantenimento dell’operazione Mare Nostrum, che dall’ottobre 2013 aveva avuto il compito
di soccorrere i migranti nel Mediterraneo e farli giungere in Italia, erano insostenibili. E secondo la stima fatta nel settembre 2014 e confermata dal ministro dell’Economia, le spese per l’operazione marittima insieme con quelle per il soggiorno dei migranti in Italia erano state circa un miliardo di euro in dodici mesi. Ad esse si dovevano aggiungere quelle effettuate per riparare i danni non quantificabili che la conflittualità generata dalla presenza e dalla condotta di tanti nuovi venuti provocava alla comunità nazionale e allo Stato in termini di contrasti, di illegalità e di sconvolgimenti sedati con il costoso impiego della forza pubblica Erano spese eccessive per un Paese oberato e con un’economia in crisi. E si poteva dire che fossero insopportabili, anche se taluni altruisti sostenevano che un Paese civile come l’Italia dovrebbe vergognarsi se desse importanza a quelle spese destinate a sovvenire bisognosi.
In quei frangenti in cui era evidente l’impossibilità di continuare a far fronte ad altri impegni e ad altre spese, l’afflusso di migranti continuava e secondo alcune previsioni sarebbe cresciuto. Stando a precise informazioni dei servizi segreti fornite nel settembre 2014, solo in Libia quasi un milione di persone sarebbero pronte a salpare per l’Italia. E già nel mese di aprile 2014 il funzionario del Viminale Pinto, in un’audizione al parlamento, aveva dato l’allarme indicando la saturazione del sistema di accoglienza in Italia e la presenza di 800.000 africani e asiatici sulle coste libiche pronti a partire per l’Italia. Queste sue indicazioni, definite allarmistiche dal Premier italiano, non influirono sull’indifferenza generale. L’opinione pubblica era assuefatta al progredire della situazione di emergenza. Il numero degli immigrati, in continua crescita da tre decenni, era andato aumentando ancor più negli ultimi due anni. Mentre era cresciuto dell’8,3 %, di 395.000 persone, nel 2013 rispetto al 2012 (Eurostat; Istat.), e ancor più nel 2014 rispetto al 2013, erano andate decrescendo le risorse e la capienza del Paese. Il numero dei suoi abitanti, 61 milioni circa, era eccessivo, e alto era il numero dei suoi disoccupati, il 12,3% della popolazione nel giugno 2014 (Istat, 31 giugno 2014), mentre era in media il 10,8% nei 28 Stati dell’Unione Europea (Eurostat). Con il crescente numero degli immigrati si accompagnarono e crebbero disadattamento di molti di loro, sfruttamento, violenze e conflitto sociale.

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